sabato 26 gennaio 2013

C'e' di mezzo il mare

Via Santa Maria
Quando trovi la persona “giusta”, quella che cercavi, quella con cui puoi parlare, quella che non e’ perfetta ma che e’ perfetta per te, l’altra meta’ del cielo, la tua meta’ o come altro la chiamano, mai pensi che devi arrivare a compromessi. Mai penseresti che devi pagare un prezzo. In fondo alla tua migliore amica non e’ capitato, alla vicina di casa, all’amico dell’amico, a un parente.  Forse tutti pagano un prezzo. Io non lo so e non lo posso sapere.
Io sono arrivata qui quasi otto anni fa e non sono piu’ andata via. Il mio prezzo da pagare e’ la lontananza dalla mia famiglia. Non lo senti tutti i giorni o meglio non te ne accorgi. Il lavoro, la casa, i problemi di tutti i giorni ti portano via la mente. Non ci puoi pensare altrimenti e’ finita. Ti prende la paranoia e ti chiedi tanti perche’ a cui non puoi rispondere. Allora accendi la tele, leggi un libro, scrivi un blog. Abito in una citta’ che pare attragga l’invidia di tante persone che conosco. Non so perche’. Il mito? La leggenda? Gli M&Ms in Times Square che ti fanno l’occhiolino quando passi? Vai a capire.
L’Empire State Building lo vedo tutti i giorni con le sue belle luci Led colorate e moderne, ma, vuoi mettere il Duomo con tutte le sue belle punte d’asparagi (cosi come le chiamava il mio carissimo professore di Storia dell’Arte al Liceo, Paciarotti Prof. Giuseppe).
Cosi passano le giornate, i mesi, gli anni e impari a non fartela pesare. Fino a quando sei costretta a pensarci quando una persona cara che non fa parte della famiglia stretta, un’amico, una parente si ammala o muore. Non e’ la morte che pesa. Fa parte della vita speri solo che arrivi il piu’ tardi possibile e che ci arrivi in buona salute o quasi.
E’ il non esserci. Prima. Quando c’e’ una visita medica, un check up in ospedale, una chiacchierata per tirar su il morale. Quando c’e’ di mezzo il mare non puoi prendere la macchina ed essere li in dieci minuti, ci sono otto ore di aereo, c’e’ il prezzo del biglietto.
In molti all’inizio mi hanno dato “consigli”. Torna a casa, cosa sei li a fare... In fondo mi sono solo sposata, nel bene e nel male, in ricchezza e poverta’, in salute e malattia. Promesse che si fanno cosi e poi quando hai nostalgia di casa molli tutto. Lasci quell’altra persona, l’altra meta’ che ti ha promesso le stesse cose e te ne vai. Cosa sara’ mai, un pezzo di carta?
Non li ho ascoltati, sono quei consigli che entrano da una parte ed escono dall’altra. Forse, mi sono detta, i miei preferiscono sapere che ho una vita mia, diversa, lontana. Sapere che non sono in casa da sola ad aspettare una malattia, una tragedia, una perdita, lasciandomi passare gli anni sotto gli occhi.
Quello che ho imparato in questi ultimi anni e’ prendere quello che viene. Ogni settimana di vacanza che possiamo passare insieme, ogni raid in citta’ di mamma con viaggi giornalieri al CVS a comprare cazzate, mini-viaggi in moto con mio fratello e avere la ”yarda” (parola italianizzata da yard o back yard, giardino sul retro della casa) tirata a specchio quando papa’ passa da Brooklyn e si aliena in giardino con la pala e il rastrello.
Un giorno forse riusciremo ad avvicinarci, magari in Francia a due passi da Ventimiglia a tre ore da Milano, per ora accontentiamoci di non abitare sull’altro Oceano, quello da 13 ore di volo. Per ora rimaniamo qui, lontani, in contatto con Skype ad “assorbire” notizie di malattie, funerali, nascite, matrimoni senza mai esserci di persona se non con una cartolina, l’unico messaggio che il 99% delle volte arriva. Che fa pensare al ricevente che ci siamo anche noi due che pensiamo, che non siamo poi cosi distanti. Siamo sullo stesso pianeta, c’era la neve li adesso c’e’ qui. C’e’ l’influenza dello stomaco ed e’ arrivata anche qui. Sono li ogni volta che qualcuno legge le mie “avventure” metropolitane.
Un’altro inverno, un’altro anno, altre storie raccontate in rete e poi via con il solito tran-tran fino alla prossima notizia.

venerdì 18 gennaio 2013

Diamo i numeri

Image courtesy of FreeDigitalPhoto.net
Mi sono presa una settimana di pausa. Tra feste e sparatorie varie mi sono data alla ricerca. Ricerca di risposte ad assurdita’ sempre piu’ frequenti che non hanno molto senso e che mi passano davanti tutti i giorni. L’economia va sempre peggio e sembra che nessuno se ne accorga, anzi a sentire i TG stiamo risalendo la china. Non solo stiamo affondando ma cercano pure di dare la colpa all’Europa per la crisi. Scusa? E dove mettiamo il crollo delle finanziarie e le banche salvate dal Governo che ha fatto trasfusioni a spese nostre senza smenarci nemmeno un soldo? Anzi ci hanno guadagnato! Ma diamo un po’ di numeri.
40% degli americani hanno meno di $500 dollari in banca. Niente risparmi. 40% di 300 milioni sono 120 milioni di persone che non hanno un centesimo. Il doppio di tutta la popolazione italiana. Almeno 10 milioni di nuclei familiari non hanno nemmeno un conto in banca. Gli Stati Uniti hanno la piu’ alta percentuale di persone che lavorano al minimo salariale se si paragona a nazioni ugualmente industrializzate.
20.2 milioni di americani spendono attualmente meta’ del loro stipendio per la casa, cioe’ il 46% in piu’ del 2001. Il debito pubblico e’ aumentato dal 1700% dal 1971 (si, millesettecento precento).
Un terzo degli americani non paga le bollette in tempo. Cioe’ 100 milioni.
Negli USA i nuclei familiari che hanno debiti con le carte di credito hanno in mediaun debito di $15,799. In totale abbiamo un debito di 798 miliardi di dollari in carte di credito.


L’ 83% di tutte le azioni sono possedute dall’ 1% degli americani. Per la prima volta nella storia americana le banche possiedono piu immobili che tutti i proprietari di case sul territorio.
100 milioni di americani sono iscritti almeno in uno dei programmi di welfare gestiti dal governo escludendo Social Security (pensione sociale) e Medicare (sistema federale di assistenza sanitaria per persone oltre i 65 anni e persone piu’ giovani in qualche modo disabili).
Un bambino su quattro e’ iscritto in un programma di buoni pasto per persone con reddito limitato.
Il numero di americani che vive sotto la soglia di poverta’ e’ aumentato di 6 milioni negli ultimi quattro anni. Ad oggi nella citta’ di Detroit piu’ del 50% di tutti i bambini vive in poverta’ e quasi il 50% degli adulti sono praticamente analfabeti.
Durante il 2012 il governo ha ereditato dall’anno precedente 3 biliardi dei vecchi debiti. Durante la corrente amministrazione si sono accumulati debiti quanto da quando George Washington e’ entrato alla Casa Bianca a quando ne e’ uscito Bill Clinton. Se il governo federale cominciasse a ripagare i suoi debiti un dollaro al secondo ci vorrebbero 440.000 anni per ripagare il debito nazionale. Allo stato attuale il debito pubblico cresce di 150 milioni di dollari ogni ora.
Siamo nelle stesse condizioni della Grande Depressione anzi peggio. La disoccupazione e’ al 25%, le azioni sono state sottovalutate del 50%.
Gli Stati Uniti hanno piu’ debiti procapite di Grecia, Portogallo, Italia, Spagna o Irlanda. Sono responsabili per piu’ di un terzo di tutti i debiti di governo dell’intero pianeta.
Il valore del dollaro e’ diminuito del 96% da quando e’ stata creata la Federal Reserve. Le 400 famiglie piu’ ricche d’America possiedono una ricchezza pari al 50% di tutti gli americani messi insieme.
In sostanza il vecchio detto che i ricchi sono sempre piu’ ricchi e i poveri sono sempre piu’ poveri non e’ mai stato cosi vero. Nel  vero senso della parola, non solo qui ma in ogni parte del globo, ci sono un pugno di persone che operano nell’ombra per arricchirsi sempre di piu’ a discapito di tutti gli altri. No, non sono rembambiti quelli che vanno al Governo, che non capiscono, che facendo certe manovre ci rovinano, questa e’ proprio l’idea. E ci stanno riuscendo benissimo. O sei con loro o contro di loro altrimenti ti diffamano, ti portano in tribunale e fanno credere a tutti che razza di persona maligna sei. E l’opinione pubblica che punta il dito pensando che se qualcuno e’ indagato qualche motivo ci deve essere. Qui e’ successo con Clinton e con qualche Governatore che non stava alle regole, salta fuori la donnina di turno che e’ stata ben pagata, soldi di contribuenti che sono stati spesi indebitamente e ti fanno fuori. O te ne vai o non demordono fino a quando ti trascinano talmente nel fango che decidi di “suicidarti”. Si, i suicidi sono all’ordine del giorno anche se la persona tre giorni prima aveva dichiarato di non volersi suicidare in nessun modo e per nessun motivo.
Ci sono dei maestri dell’eliminazione fisica di massa, se le inventano tutte. Dal fluoruro nell’acqua con la scusa di prevenire la carie, ai semi modificati geneticamente da una ditta che ha il monopolio e pure il marchio registrato cosi tu non compri altro che da loro. Il fluoruro di sodio e’ un’eredita’ nazista dei chimici di Hitler importati qui per evitare che venissero esportati al di la della cortina di ferro.  Una quantita’ infinitesimale nell’acqua distribuita dagli acquedotti cittadini, a dosi giornaliere, riduce il potere individuale di resistere alla dominazione portando alla sottomissione del volere di chi ti governa. Il fluoro e’ un ingrediente fondamentale per la produzione del Prozac il cui nome scentifico e’ fluoxetine e’ per il 94% floruro. Ad oggi 2/3 delle acque municipali statunitensi e in molte bottiglie di acqua minerale contengono fluoruro di sodio. E’ inoltre lo scarto della lavorazione dell’alluminio che si accumula nel corpo umano . L’uso di pentole di alluminio per esempio e’ stato legato all’ Alzheimer, alla progressiva distruzione mentale che distrugge la memoria della persona e la sua abilita’ di imparare, ragionare e giudicare. E questa e’ solo la punta dell’iceberg ci vorrebbero volumi e volumi e ore di spiegazioni per capire l’intricato sistema che si e’ creato in centinaia di anni di macchinazioni, ma questa e’ un’altra storia.

E speriamo che io me la cavo....


Ho trovato un sito molto interessante italiano. Forse non sono paranoica, forse qualcun’altro vede al di la’ della cronaca che ci impongono.
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Testi tratti da: http://youtu.be/bYkl3XlEneA  by Stefan Molyneux E dal libro di Jim Marrs  - “The Trillion-Dollar Conspiracy” – Ed. Harper


sabato 5 gennaio 2013

Anno nuovo vita vecchia

Ebbene si anno nuovo e vita vecchia. Dopo la quasi abbuffata di lasagne, affettati vari e insalata di mare con vino bianco rigorosamente importato dalla madre patria il Natale e’ passato.
Anche l’ultimo dell’anno ha avuto la solita palla cadere sotto pressione del bottone da parte del Sindaco Bloomberg che quest’anno ha avuto la decenza di baciare sua moglie invece di Lady Gaga. Voci di corridoio dicono che Newyorkesi a Times Square a Capodanno non ce ne sono. Chiusura delle strade adiacenti alle 13:30 del 31 dicembre. Non si entra e non si esce dal serraglio fino alle 12 e mezza. Cioe’ quasi dodici ore buone al freddo e al gelo, come la Sacra Famiglia. I due milioni di presenze che si sfioravano gli anni scorsi si sono dimezzati. Sicurezza.
Nessun messaggio del Presidente a fine anno. Ho letto che Napolitano non ha avuto fortuna con gli ascolti, sara’ che la gente e’ un attimino inviperita e certi torpiloqui politici non li sopporta piu’?
Tutti tornati a scuola e al lavoro. Anche il Congresso che ha interrotto la vacanza di Natale al Presidente per votare l’estensione di una leggina che era li dai tempi di Bush figlio. O cosi, o ci tassavano tutti. Solo una pausa, tra un po’ ci tornano sopra. Poi ha speso circa tre milioni di dollari per tornare alle Hawaii dalla famiglia, va be’.
                Quasi spenta la tragedia avvenuta in Connecticut 11 giorni prima di Natale alla scuola elementare. Polemiche a non finire per ritoccare la legge sul controllo delle armi. Anche quello sembra in pausa. Non ne parla quasi piu’ nessuno e ogni tanto al TG ci infilano il pazzo che spara all’impazzata. L’ultimo avvenimento gli integerrimi giornalisti non l’hanno neanche menzionato. Non sposava la causa del “consegnate-le-armi”, un agente in pensione che ancora portava la pistola ha sparato e ucciso il delinquente prima che potesse mietere vittime. Guarda caso si era infilato in un cinema.

Certo che i programmi televisivi e i film non aiutano a non alimentare pazzie e nevrosi varie. Gli ultimi nuovi telefilm che girano hanno per titolo:
“Shameless” – Senza Vergogna; “House of Lies” – La casa delle menzogne; “Californication” – un misto tra la parola California e fornicare. I vecchi “Twilight” – Crepuscolo (vampiri e lupi mannari);  
“Vampire Diaries” – Diari di un vampiro; “Grimm” – Favole di bambini rivisitate in versione horror;
“Supernatural” – Soprannaturale, due amici che si occupano di avvenimenti strani e cercano di risolverli rischiando anche la pelle. “Criminal Minds” ho smesso di vederlo. Pensando che c’e’ gente in giro capace di tanto non e’ qualcosa che vuoi vedere alla sera per rilassarti prima di andare a dormire.
Ma mi domando, dove stiamo andando a finire? Penso solo all’audience che vede ‘ste cose. Quelli che vengono ipnotizzati da queste cose, adolescenti, bambini che guardano di tutto e di piu’ senza controllo. Cosa succede nelle loro teste? Indottrinati a pensare che maghi e folletti sono i compagni migliori di vita. Saro’ anche antiquata ma ‘sta cosa non mi suona.
Da una parte riceviamo messaggi sempre piu’ preoccupanti di una Chiesa non piu’ affidabile che pare abbia creato piu’ pedofili che preti, dall’altra l’aumento incontrollato di programmi che incitano all’occulto, al mistero, al satanico. Non ultimo “666 Park Avenue”. Finanzieri o banchieri truffatori che si arricchiscono alle spalle degli altri facendola franca. E’ durato poche puntate e l’hanno tagliato. (
ndr. Al vero 666 di Park Avenue c’e’ la sede del Council of Foreign Relations o CFR, una bella organizzazione che controlla banche e finanza)
Mi sembra un dirottamento dei media verso la perdizione totale. Controllata. E che si fa quando ci si perde e si tocca il fondo? Quando non puoi piu’ rivolgerti neanche alla religione? Ti attacchi ai primi che passano e che ti promettono un nuovo ordine per tutto. Un posto migliore dove non ci sono confini e dove tutti vivono in pace con tutto. In sostanza chiedi a quelli che hanno creato il caos di tirartene fuori.


Via di li tutto il resto e’ noia. Come diceva Lucio Dalla “l’anno che sta’ arrivando tra un anno passera’... io mi sto’ preparando e’ questa la novita’”.

sabato 22 dicembre 2012

Chi spara a cosa


Dopo giorni di martellamento mediatico mi sono veramente rotta le scatole . E che diamine! 26 persone sono morte la settimana scorsa. E’ da venerdi che non sento altro che “gun control” (controllo delle armi). Ormai tutti dovrebbero sapere che non vogliono controllare le armi ma le persone. Quando qualcuno vuole che qualcosa sia fatta succedono una serie di eventi che ne portano all’effettuazione. Questa e’ una di quelle. Sono anni e anni che fanno battaglie al Congresso per una nuova legge sul controllo delle armi. E’ anni che non ne cavano un ragno dal buco.
Arriva il classico adolescente mentalmente instabile che fa una strage e ripartono all’attacco. Peccato che omettono di dire che certi “mostri” li creano proprio loro. C’e’ una percentuale molto alta di bambini che prendono psicofarmaci e antidepressivi sin dalla tenera eta’. Non devi essere un dottore per capire che farmaci presi per anni non garantiscono una crescita del cervello umano in modo normale. Se un bambino e’ troppo agitato invece di controllare il perche’ non dorme di notte e fa il matto di giorno gli danno calmanti. I calmanti creano depressione cosi gli danno antidepressivi. Cosi creano una bomba a orologeria che prima o poi esplode.
Si pensa anche che data l’alta concentrazione di sostanze chimiche nell’ambiente, dal terreno all’aria, e di conseguenza nel cibo e nell’acqua le nascite di bambini con  problemi sono in aumentate in percentuale confronto al passato. Autismo e sindrome da Attention Deficit Hyperactivity Disorder o ADHD (Difficolta’ a concentrarsi e iperattivita’). Cosi’ il bambino e’ iperattivo e va calmato. Il bello e’che non ci sono ne’ studi ne’ pubbicazioni che riconoscono questa sindrome. Alcuni ricercatori credono che gli psichiatri se la siano inventata di sana pianta cominciando a dare calmanti a bambini super-attivi. Qualsiasi altro disordine mentale viene classificato come autismo. E via di medicine per calmarli, svegliarli, farli dormire e via dicendo. Cosi e’ che mio nipote si e’ beccato un’ulcera a 16 anni a furia di prendere medicine.
Questi bambini ossessionati e mentalmente instabili diventano adulti ossessionati e mentalmente instabili. Persone che scattano per un nonnulla e che minacciano la propria madre di morte solo perche’ non gli ha permesso di cambiare i pantaloni prima di andare a scuola.
Che dire di comprare a bambini di sei anni giochi elettronici destinati a ragazzi piu’ grandi dove si spara, dove c’e’ sangue dappertutto? Qualcuno sa’ che a quell’eta’, dove credono ancora che Babbo Natale esista, non distinguono la realta’ dalla finzione e che sparare alla sorellina di 4 anni con la pistola del padre e’ solo un gioco come quello della TV?
Oppure che dire del dodicenne che uccide a fucilate la compagna incinta del padre perche’ la vedeva come una minaccia, senza poi pentirsi minimamente delle proprie azioni perche’ in fondo non ne capisce la gravita’?
L’ignoranza e’ una brutta bestia e fa danni. Ricordo che a sei anni avevo paura di cose che a 13 neanche mi sfioravano. Se fossi stata esposta a un certo tipo di televisione o di giochi probabilmente avrei fatto fatica a dormire, sarei stata nervosa tutto il giorno e mi avrebbero dato dei calmanti.
La parola d’ordine qui e’ famiglia. Pero’ i figli li cresce la televisione. Guardano qualsiasi cosa senza controllo. Hanno il computer a portata di mano e fanno infinocchiare i figli da un pinco pallino qualsiasi conosciuto online che “li capisce meglio dei genitori” perche’ loro, i genitori non li ascoltano. Troppo occupati a lavorare per campare o a chattare con le amiche parlando di gossip.


Tutte le stragi armate accadute finora hanno avuto come protagonisti personaggi in qualche modo disadattati. Dalla vittima del bullismo, per anni e anni alienato e preso in giro dai compagni e dagli amici dei compagni a quello che credeva di essere il Jocker del film Batman ai due guerrieri che imitavano Keanu Reevs in Matrix.
Solo una settimana prima della strage alla scuola elementare una madre ha allertato la polizia che ha fermato il figlio che stava pianificando un massacro alla prima di un film. Insospettita dal comportamento strano e dopo aver visto qualcosa a computer ha messo insieme i pezzi e sventato una strage. Sono tante le madri lasciate al loro destino a combattere ogni giorno e senza mezzi contro questi figli. Persone che non hanno soldi e tempo per curarli.


Ci sono stati altri due morti recentemente in un centro commerciale. Solo due morti che non hanno fatto notizia e che non hanno attirato l’attenzione sul problema del “gun control”.
Esagero? Chi puo’ mai pensare che si lascino uccidere bambini innocenti per ottenere uno scopo? Chi e’ quell’animale che puo’ arrivare a tanto?

Non andiamo lontano. In un’intervista anni fa in una TV nazionale l’allora Segretario di Stato Madeline Albright candidamente rispose alla giornalista che la intervistava, che se dei bambini dovevano morire per ottenere un piu’ alto risultato piu’ alto be’, era un rischio che si doveva correre senza battere ciglio. E’ poi un effetto collaterale per il bene comune.Il video e’ ancora su YouTube e c’e’ da non credere alla proprie orecchie.
Tutti siamo sacrificabili, proprio come ventisei persone in una scuola elementare.

Cominciano pero’ anche a circolare voci che e’ stato tutto preparato, dal mettere un “nuovo” sistema di sicurezza una settimana prima al “killer” che avrebbe avuto in tasca il documento d’identita’ del fratello che vive in New Jersey e che non vedeva da un paio d’anni, alle numerose armi che la madre avrebbe avuto in casa non si sa come e perche’. Due tizi avrebbero lasciato la scuola di corsa, sarebbero stati sentiti dalla polizia e poi lasciati andare. La persona che ha provocato la strage avrebbe poi puntato un’arma contro se stesso e dopo essersi suicidato l’avrebbe riposta per terra vicina alle altre due. O, prima di uscire di casa ha sfasciato il computer. Una persona autistica non e’ in grado di tanta premeditazione e tutti quelli che lo conoscevano l’hanno affermato nelle prime ore dopo la tragedia. In generale non sono violenti e sicuramente non arrivano ad armarsi fino ai denti, andare in New Jersey dal Connecticut per prendere il documento d’identita’ del fratello, tornare in Connecticut e fare quello che dicono abbia fatto.
La ciliegina sulla torta e’ che entrambe le stragi di Aurora nel cinema e questa sono state “predette” ne
ll’ultimo film di Batman....

sabato 8 dicembre 2012

E' tutto bianco e nero

Questa settimana anche se siamo ormai all’8 di dicembre mi riesce difficile entrare nello spirito natalizio. Quando senti in continuazione di tragedie non puoi fare altro che arrenderti e pensarci sopra. La reazione a certi avvenimenti e’ anche peggiore dell’avvenimento stesso.
Lunedi sulla banchina di una stazione della metropolitana due uomini stavano facendo una discussione. Di cosa ancora non si sa’. Uno dei due a un certo punto spintona l’altro che finisce giu’ sulle rotaie. Mentre con le braccia si appoggia al bordo, probabilmente tentando di risalire, il treno entra in stazione e lo schiaccia tra la banchina e il laterale del treno stesso.
La tragedia di per se’ e’ una tragedia ma, quello che mi ha piu’ disgustato, e’ stato il fotografo freelance del New York Post che ha cominciato a scattare fotografie del pover’uomo che sarebbe morto di li a poco.
Il peggio e’ arrivato il giorno dopo quando sulla prima pagina del giornale a cui dice lui ha solo dato la sua scheda digitale con le foto che non ha neanche guardato, e’ apparsa la scritta “Quest’uomo sta’ per morire” e la foto di questo cinquantottenne che inesorabilmente guarda il treno venirgli addosso. La nausea poi e’ arrivata con l’intervista televisiva del fotografo che dice che non poteva fare altro che guardare e scattare fotografie cosi che il flash della sua macchina avrebbe “allertato” il conducente del treno. Risultato del suo zelo, un uomo e’ morto, il conducente ricoverato in stato di shock e lui e il giornale hanno guadagnato un bel po’ di soldi.
Era mezzogiorno e mezzo in Times Square, non so quante persone c’erano sulla banchina, probabilmente qualche decina visto la zona ma, pare che nessuno si sia adoperato ad aiutarlo a risalire o a farlo sdraiare in mezzo alle rotaie dove c’e’ abbastanza spazio per farsi passare il treno sopra senza venirne schiacciati. E’ gia’ successo altre volte e le vittime ne sono uscite solo con qualche graffio per la caduta.
Sono ormai perfettamente a conoscenza che non vivo in una citta’ di altruisti ma, questa batte tutto quello che ho visto accadere finora.
Rassicura un pochino il fatto che su otto milioni di persone trovi il buon samaritano che rischia anche la proprio vita per salvare la tua senza pensarci sopra due volte.
Qui non ci sono sfumature di grigio ma solo bianco o nero; chi se ne frega letteralmente e chi  ti darebbe anche l’anima se potesse.
Gli estremi hanno un effetto sulla mente umana che forse avrebbe bisogno di stabilita’ per poter funzionare al meglio. Invece ci sono tutte questi elementi che ti portano dalle lacrime nel vedere un poliziotto che con la misera paga che prende spende cento dollari per comprare scarponi a un senza tetto in una notte sottozero alla rabbia per un ‘fotografo’  sciacallo che guadagna nell’immortalare un essere umano pochi secondi prima di morire.
Oppure dall’uomo che ha preso 100.000 dei sui dollari in biglietti da cento, che un bel giorno si e’ presentato a darli via alle vittime dell’uragano che hanno perso tutto sperando che la sua buona azione ne crei delle altre, ai ladri che entrano nelle stesse case disabitate e inagibili a rubare quel poco rimasto.
Una contraddizione dietro l’altra senza mezze misure. E poi la gente ormai abituata tira dritto. Dopo due giorni si torna alla normalita’ fino alla prossima. Altri titoloni di giornali altri pettegolezzi e altre tragedie che “potevano essere evitate” (frase preferita da tutti).
Intanto si preparano le feste e si parla di regali e cibo sperando in un anno migliore.

sabato 1 dicembre 2012

Vendere, vendere, vendere.

Freedigitalphotos
Ci siamo quasi. E’ il periodo dell’anno dove tutto il ciclo del nostro lavoro ricomincia. Campagna vendita ai blocchi di partenza. In inverno (gennaio) si vende la collezione invernale e in estate (luglio) si vende la collezione estiva per l’anno successivo.
Si comincia con quella che chiamano “prima uscita”. Una pre-collezione che viene visionata dai compratori (buyers) dei grandi centri commerciali tipo la Rinascente. Solo pantaloni, si fa selezione naturale. Da settanta, ottanta stoffe e modelli se ne tolgono almeno dieci o dodici. Cioe’ quelli che i buyers non hanno gradito o che pensano che il mercato non gradisca perche’ troppo azzardati nel colore o nel disegno. Alla fine i nostri clienti sono dei conservatori.
Scelgono sempre i soliti tessuti, quelli che chiamiamo “continuativi "perche’ sono in collezione ogni anno, e sempre gli stessi colori, blu, nero e grigio. Forse vedono la nostra azienda come fornitore di classico. Le pazzie le fanno in altri showroom.
Ci sono voluti anni a far capire ai nostri ospiti che il vecchio pantalone con due pieghe e la vestibilita’ comoda non era piu’ di moda. Quella italiana va molto meglio, fa la figura piu’ snella e va alla grande adesso. Chissa’ che tra qualche anno comincino a comprare un bel rosso fuoco invece del blu notte.
Di solito uno dei proprietari viene dall’Italia, quello che si occupa del design e della fase commerciale e creativa. Rimane una settimana per incontrare i buyers e per illuminare il nostro venditore sui nuovi tessuti. Prima di cominciare si siedono a rivedere i prezzi e poi e’ showtime (che lo spettacolo cominci!).
In soli tre o quattro giorni la prima uscita e’ finita, si scelgono i tessuti che sono piaciuti di piu’ e poi si pensa alla vendita vera e propria un mese dopo. Solitamente dopo Pitti Uomo a Firenze.
A meta’ gennaio arriveranno tutti i campioni delle altre tre linee, maglieria, camiceria e outerwear (cappotti, giacche e giubbini). A volte arriva anche qualche accessorio. La collezione americana non e’ vasta come quella italiana per gli altri mercati. Ridotta e rivista prima della produzione del campionario.
La Campagna vendita, quella con la C maiuscola dura dalle due alle tre settimane con quattro, cinque e a volte sei appuntamenti al giorno della durata di un’ora minimo. Dipende dalle linee che il compratore vuole visionare.
Abbiamo la fortuna di avere una brava vetrinista, che e’ anche una brava fotografa (
www.federicarlet.com ) che ci aiuta a esporre i vestiti in showroom. Quando le presentazione e’ buona tutto vende meglio.
Il dopo appuntamento consiste nel recapitare al compratore dei campioncini di tessuto e i disegni dei modelli degli articoli scelti insieme con prezzi e dettagli di ogni tessuto.
Segue martellamento di telefonate  per farsi mandare gli ordini  al piu’ presto e inserirli a sistema. Senza questo non si possono fare gli acquisti di tessuto e non si  mette in moto la macchina produttiva. Dopo cominciano le consegna  e le lotte per consegnare in tempo.

Respiro profondo e vai da capo, prima uscita, appuntamenti e via di seguito. Come un criceto sulla ruota.
Nel mezzo tra una campagna vendita e l’altra abbiamo le due vendite di campionario. Abbiamo cioe’ la possibilita’ di vendere direttamente al consumatore finale i nostri prodotti scontati. C’e’ chi gia’ conosce il marchio nei negozi e viene sapendo di fare qualche affare e chi nei negozi non ci va e viene alla vendita.... sapendo di fare qualche affare.
Ormai dopo sei anni ci sono i soliti che arrivano subito il lunedi alle dieci. Prendono sei, sette paia di pantaloni, la taglia gia’ la sanno, pagano e spariscono come meteore. Qualcuno invece dopo due ore e dopo aver provato tutto (letteralmente tutto) se ne va non convinto con una sciarpa. Gli assatanati dello sconto (o del “gratis”) cercano di abbassare ulteriormente il prezzo gia’ scontato. Gli indecisi arrivano il lunedi lanciatissimi, escono senza niente ritornano il govedi per prendere proprio quella giacca che hanno gia’ provato dodici volte e che ancora non li convince.
Io so solo che ci vuole una grande pazienza, cosi lascio che il mio collega se ne occupi  rimanendo nel mio ufficio a lavorare come al solito.
Lui parla, parla, parla e li convince a prendere senza mai pero’ vendere quello che proprio non sta bene.
Dopo la crisi del 2008 poco alla volta ci stiamo riprendendo. Ma, si lavora e, per fare uso di frasi fatte, questo e’ quello che conta.

sabato 24 novembre 2012

Si va' a guadagnare il pane


Bisogna pur campare in qualche modo, no? Una delle alternative e’ andare a lavorare. Qui non dicono portare la pagnotta a casa o il pane. Loro ci portano la pancetta (bringing the bacon home). Personalmente non ho cambiato molti lavori. Uno in sei anni e l’unico per il momento. Pero’ si sentono commenti qui e la’, da altre persone. Tiri le somme su quello che e’ il mondo del lavoro qui. Con la maggior parte dei lavori cosiddetti privati, cioe’ tutto cio’ che non e’ comunale o statale, ti assumono con un contratto. I piu’ hanno i loro sindacati (si sempre quelli e fanno lo stesso “lavoro” che fanno in Italia).
Ho sempre sentito dire che qui e’ facile venire assunti. Peccato che raccontano la storia a meta’. E’ anche facile venire licenziati. Quello che si vede nei film americani di solito e’ lo specchio della realta’. A volte gonfiata, ridicolizzata oenfatizzata ma pur sempre di realta’ si tratta.
Il fatto e’ che se vai al lavoro lunedi non significa che ci andrai anche il lunedi dopo. Al venerdi pomeriggio ti si presenta il tuo caporeparto o capo in generale e ti presenta una busta con la paga della settimana e una lettera di licenziamento altrimenti detta pink slip. Questa e’ una pratica comune che ha fatto diventare il termine pink slip sinonimo di licenziamento. Di solito e’ compilata in tre copie. La prima e’ bianca, la seconda e’ gialla e la terza che va al lavoratore e’ rosa (pink).
Quando l’hai ricevuta dal giorno dopo sei uccel di bosco, voli da una parte all’altra in cerca di un’occupazione che ti aiuti a pagare le bollette. Se ti trovi in un periodo come questo, buona fortuna. Se ti assumono possono anche licenziarti in una settimana perche’ non vai bene (sentito dire direttamente dalla persona che ha dovuto “lasciare andare” lo sfortunato).




D'altro canto ci sono persone che sono impiegate in una ditta per una vita, che vanno in pensione e tutto fila liscio. Salvo che poi ti ammali e ti mangi la pensione, i risparmi e la casa perche’ hanno un sistema sanitario privato che taglia le corde appena si accorge che la tua malattia la tira troppo per le lunghe e diventi un costo. Ma questa e’ un’altra storia.
La mossa comune e’ quella di vendere la casa e spostarsi in un’altro stato. Lo stato dei pensionati per eccellenza e’ la Florida. Caldo tutto l’anno e soprattutto economico viverci.
I non nativi americani (io per esempio) tornano, se tornano, al paese natio. Durante le carriera lavorativa mettono via qualche soldo, comprano una casa e poi ci tornano per sempre.
Come Badu, senegalese che controlla gli estintori per una grossa ditta e che per il momento ha comprato un paio di case vicino a Dakar e che per ora affitta.
Gli impieghi regolati da sindacati hanno un programma ben preciso. In otto ore hai due pause di 15 minuti l’una e mezz’ora per la pausa pranzo. Alle dodici-zero-zero si mangia. Questa mi e’ arrivata da artigiani veneti che hanno lavorato in citta’ a un negozio gomito a gomito con operai locali . Si stupivano di come mollavano tutto per andare in pausa.  Forse e’ l’unica certezza che hanno e non se la fanno portare via. Le ferie maturano cosi come i giorni di malattia e i personal day (permessi). Se l’azienda e’ seria e vuole assicurarsi una lunga permanenza della forza lavoro ha anche un piano di pensionamento che e’ privato. Cioe’ rimane in piedi tanto che l’azienda funziona, se chiude anche la pensione se ne va’.
Ho l’impressione che il mondo del lavoro sia un po’ precario, non per mancanza di regole ma per l’insicurezza del lavoro che duri nel tempo. Anche dai clienti dell’azienda dove lavoro nessuno resiste nel tempo. Se ne vanno, li licenziano, dopo un paio di anni non li senti piu’ e ti dicono che sono tornati nella loro citta’. Altri vanno via dopo pochi mesi o poche settimane.
Ci sono poi lavori che ti rendono ricco dal giorno alla notte o ti fanno apparire in TV solo per essere te stesso o dicendo scemenze.
Ci sono milionari diventati tali dopo aver preso la videocamera, essere andati per strada intervistando persone con domande assurde e mettendo il video su YouTube.
L’ultimo folle si chiama “Here comes Honey BooBooEcco che arriva Miele Bu Bu. E’ una bimba di 6 anni di nome Alana la cui mamma la porta a concorsi di bellezza per la sua eta’ e la vita che conducono a McIntyre in Georgia. E’ una sensazione e vengono pagati per quello.

In tanti inseguono la carriera di attore o modella sperando nel colpo grosso che li faccia diventare ricchi e famosi. Da li in poi qualsiasi cosa fanno e’ un introito sicuro. Profumi, linee di pentole da cucina, vestiti, e cosi via. Gente che lavorava in un supermercato s’e’ ritrovata ad avere un programma in cucina sulle reti nazionali. Basta un po' di fortuna e trovarsi al momento giusto al posto giusto. Nel posto giusto mi sembra gia’ di esserci e in attesa di insegnare a tutta l’America come si fa una lasagna vado avanti a vendere pantaloni.

sabato 17 novembre 2012

E' periodo di festa!


Eccoci qui di nuovo con le feste invernali. Si comincia con il Thanksgiving o giorno del ringraziamento. Grazie Padri pellegrini che siete venuti nel nuovo mondo assieme anche a qualche delinquente mandato qui in punizione! Comunque, il punto non e’ il tacchino ripieno, la salsa di cranberries o la crostata di zucca ma il giorno dopo, il venerdi dopo il giorno del ringraziamento. Il Black Friday o venerdi nero. Chiamato cosi perche’ e’ il periodo dove si comincia a vedere profitto o essere in the black.  L’uso del termine risale a prima del 1961 in Philadelphia quando il giorno dopo Thanksgiving le strade e i marciapiedi erano completamente coperte da gente e veicoli. Oggi e’ sinonimo di quando tutto va in saldo e nei negozi e nei centri commerciali si scatena la caccia all’affare. Cosi vedi code alle entrate e parcheggi pieni in attesa dell’apertura che, solitamente avviene in piena notte, ogni anno sempre prima.
Una volta erano le sei del mattino, poi le cinque poi le quattro, l’anno scorso mezzanotte. Quest’anno una botta di vita, invece del venerdi alcuni aprono il giovedi sera alle venti. Ma dove andiamo a finire?


Gli sconti sono alti non si discute, ma cosa te ne fai di 8 stufette elettriche che hai portato via di mano alla vecchietta vicino a te o di 5 ventilatori quando a casa ne hai gia’ due funzionanti e di quante lampade hai bisogno?
Tutto o in buona parte ovviamente, punta al regalo di Natale. Comprarli adesso al 20, 30 , 40 o anche al 50% meno non e’ da poco. Non mi sono mai buttata nella ressa ma, solo per lo sfizio, una volta mi piacerebbe provare. Vuoi mettere l’ebrezza di bivaccare davanti al negozio prescelto dalla notte alle due fino alla mattina alle sei o alle sette con altre due, trecento persone armate di termos di caffe’ e copertina, sacco a pelo, tende e sedie da campeggio?
La preparazione e’ essenziale. Ci si arma di cataloghi la settimana prima, si sceglie quello che si vuole comprare e poi ci si organizza in squadriglie d’attacco. All’apertura delle porte alle quattro e zero zero preciso ci si fionda sull’obbiettivo e non si molla la presa neanche se si dovesse fare a cazzotti. Padre nel reparto attrezzi, figlio reparto elettronico, madre e figlia reparto abbigliamento e cosmetici, la nonna tiene d’occhio i carrelli. E si compra di tutto e di piu’ senza neanche guardare la taglia, tanto a qualcuno prima o poi andra’ bene.

Perche’, mi domando? Forse sono qui da troppo poco tempo e lo spirito del Black Friday non mi ha ancora "posseduto" ma al momento proprio non ci sono con la testa. Io profana che non capisco che il giorno dopo aver ringraziato di tutto quello che ho, vado a prenderne ancora e di piu’ anche rischiando di venire travolta dalla folla appena scatta l’apertura della serratura.


Business lo chiamano. Lavoro. Anche il giorno dopo Natale hai tutto il diritto di restituire al negozio quel bellissimo soprammobile a forma di delfino che la zia ti ha regalato o la cravatta con le renne che hanno le cornine che lampeggiano.
Il rito del regalo in casa mia e’ passato di moda. Non solo perche’ abbiamo praticamente tutto e quello che vorrei regalare e’ troppo per le mie tasche  ma, in effetti non si aspetta piu’ Natale per i regali.

Quella che invece ho fatto diventare una mia tradizione per le feste e’ far fare le cartoline di auguri e mandarle a tutti. A parenti e amici con cui ancora mantengo contatti.
Ho un registro con la lista dei nomi e degli indirizzi per non dimenticare nessuno, archivio una cartolina per ogni anno e, a volte, faccio fare anche le etichette con il nostro indirizzo a tema. La cartolina era blu e lo erano anche le etichette, rossa per il rosso e via dicendo.

L’anno scorso ho voluto strafare e per mettere anche i francobolli natalizi, che sono arrivati per posta tardi, le ho spedite oltre la solita data. Cosi sono arrivate troppo vicine al 25 dicembre e alcune non sono proprio arrivate.
Non tornano tutte quelle che mando ma, questo non e’ quello che mi aspetto. E’ il divertimento nel scegliere la frase, tradurla in altre due lingue cosi che tutti quelli che la ricevono possano capire cosa diciamo e scrivere gli indirizzi a mano a uno a uno pensando alla famiglia a cui andra’. I francobolli grazie al cielo sono adesivi. Niente saporacci strani sulla lingua o uso di spugnette che fanno il bagno alle buste.
Quest’anno data la crisi faro’ un taglio drastico al numero di invii ma, sono sicura che quelli che li riceveranno faranno il passaparola degli auguri con i propri familiari.


Prima si diceva Buone Feste adesso si dice Buoni Saldi, che l’anno nuovo ti porti sconti e buoni affari. Serenita’ e salute sono cose del passato.

sabato 10 novembre 2012

Cos'e' la noia?


Qualcuno mi dice sempre che qui non ci si annoia mai. Infatti succede sempre qualcosa. Non c’e’ stato un momento in questi sette anni dove ho potuto rilassarmi. Solo le ultime due settimane hanno portato un’uragano, un’elezione presidenziale, una mancata maratona con malcontento allegato, una mezza tempesta con neve. In giro a cercare l’acqua, in coda per far benzina.
Brendan Smialowski, AFP / Getty Images

Mi verrebbe da pensare a Sandra Mondaini in “Casa Vianello” anni fa quando diceva al marito Raimondo, sbattendo per aria le coperte del letto con i piedi: “Che barba, che noia, che noia che barba! E ma qui non succede mai niente, io e te, te e io. Io sono stufa” e concludeva con un buonanotte e la faccia imperterrita di lui che leggeva il giornale.
Quando alla sera vado a dormire mi dico, oggi ce la siamo cavata, chissa’ cosa succede domani.
Esci alla mattina per prendere il pulman e poi la metropolitana e non sai mai se ci arrivi in ufficio o a che ora. Puo’ esserci il classico “sick passenger” (persona che si sente male) che qualche volta e’solo un pendolare che sviene per la ressa, qualche volta e’ un senzatetto che si e’ appropriato di una parte della metropolitana e che puo’ essere rimosso solo dai paramedici. Inutile dire che la carrozza su cui stava e’ inservibile senza una maschera antigas. Oppure c’e’ uno scambio delle rotaie che non funziona, un segnale che si e’ rotto, un’investigazione della polizia che cerca di chiarire le cause di un’incidente sui binari. Tutto fa brodo per accumulare ritardo.
E a un certo punto la prendi con filosofia e porti pazienza, non puoi fare altro. Agitarsi serve solo a perdere energie che ti serviranno durante il resto della giornata.

Allison Joyce, Getty Images

La frase che senti dire piu’ spesso e’ “It is what it is” (E’ quello che e’). Che tu lo voglia o meno questo e’ quello che succede, impara a conviverci. Io direi anche l’importante e’ la salute, gia’ che ci siamo con i proverbi popolari.
Questa settimana oltre alla scarsita’ di cibo nel mio frigorifero ho dovuto far fronte a una piccola emergenza. Cercavo di cucinare dei bastoncini di pesce nel forno quando la casa e’ stata invasa dal fumo. Prima reazione, ho bruciato qualcosa. No, non c’era niente di commestibile che stava andando in carbonella. Spegni tutto. Spalanca porte e finestre per prevenire la visita dei Vigili del Fuoco se l’allarme si mette a gridare. Sventola davanti rilevatore di fumo
in modo che non si accorga di quello che sta’ succedendo. Ebbene la ventola del forno mi ha abbandonato in un momento di difficolta’. Si e’ bruciato il motorino. Quando non ripartiva ho capito che era passato a miglior vita.
Adesso ci sara’ da ridere a trovare qualcuno che l’aggiusta.
Venerdi sono rimasta rintronata da un attacco di cervicale che mi ha atterrato per buona parte della giornata. Oggi e’ sabato e sembra tutto tranquillo ma non ci metterei la mano sul  fuoco.
Qui nei dintorni, da che e’ passato Sandy, in molti sono ancora senza corrente e riscaldamento. Tant’e’ che il Governatore dello stato del New Jersey si aspetta un’invasione di cavallette. Non ci facciamo mancare niente.

Visto il tempo freddo, la carenza di benzina che mi impedisce di fare i miei raid del sabato con l’auto preparero’ una bella zuppa di orzo e funghi che fa sempre bene, aspettando il prossimo imprevisto.

venerdì 2 novembre 2012

Sandy e' passato di qui



Le previsioni del tempo sono un’istituzione nazionale come la bandiera a stelle e strisce. I “Giuliacci” della situazione sono importanti quasi come le news. Bisogna sapere se domani piove, se c’e’ il sole, che temperatura fara’. Serve l’ombrello prima di uscire di casa oppure mi porto solo il golfino di cotone?
Ci sono le previsioni metereologiche (weather forecast) nei telegiornali o interi canali dedicati (weather channels). Si misurano temperature, massime, minime, medie stagionali, inches (centimetri) di acqua caduta, differenze tra quartiere e quartiere, citta’ e citta’, stato e stato.
Non sono informazioni che passano indifferenti qui. Se non piove da una settimana e avrebbe dovuto e’ un problema, se non fa il caldo previsto, altro problema. C’e’ comunque gente che non ci crede, che esce senza ombrello e trovi poi tranquillamente acquattati vicino alle vetrine dei negozi cercando riparo dalla pioggia sotto grondaie posizionate al 34esimo piano.
Quando nevica e’ un vero disastro. La paralisi dei mezzi e’ quasi sicura. Quando poi le persone che dovrebbero organizzare la preparazione e la pulizia non si organizzano o hanno altri piani in mente allora e’ tutto da ridere.
E’ successo con la tempesta di neve del 2010 dove tutta la citta’ e’ rimasta paralizzata per almeno tre giorni fino a quando hanno cominciato a pulire. Poi hanno “imparato” e con l’uragano Irene l’hanno scorso tutto si e’ fermato fino a quando e’ passato.

                                                                                                                    AP
Il motto e’ ci prepariamo al peggio speriamo nel meglio.
“Get ready for the worse hoping for the best”.
Adesso c’e’ stato Sandy. Fin da settimana scorsa hanno cominciato a prevedere quando sarebbe arrivato, dove sarebbe passato, quanti danni avrebbe fatto. Sacchi di sabbia, pannelli di legno inchiodati alle vetrine e alle finestre delle case ed eventualmente evaquazioni.
Spesa, acqua, cibo in scatola, pile, batterie e generatori di corrente. In caso.
E il peggio e’ arrivato, con vento tra i 120 e 150 chilometri orari, onde alte come due piani di una casa, acqua che e’ arrivata anche a 4 metri di altezza, strade e tunnel inondati a fiume.
L’uragano Sandy ha toccato terra domenica 28 ottobre alle 18:00 in New Jersey. Ha spazzato via tutto quello che poteva e lasciato montagne di sabbia dura come un sasso. Via case, barche, automobili e persone. In molti hanno sottovalutato la gravita’ della situazione. Con Irene non e’ stato male cosi hanno pensato di rimanere in casa ignorando gli appelli del proprio Sindaco e del proprio Governatore ad andarsene, evacuare e passare la notte da qualche parente, in albergo o dove di solito passano la notte i senzatetto. Qui li chiamano “shelters” (scelters) e ce n’erano 200 pronti ma, una signora in Staten Island ha deciso di rimanere li dov’era. Il marito e’ rimasto bloccato a Brooklyn dopo il lavoro. Con l’acqua che si alzava sempre di piu’ nel tardo pomeriggio ha deciso di prendere i due bambini di 2 e 4 anni e di andare a raggiungere la sorella a Brooklyn. Il SUV dove viaggiavano si e’ incastrato ed e’ scesa dalla macchina con i due bambini aggrappandosi a una ringhiera. Il piccolino e’ stato portato via dalla corrente alla prima ondata e il piu’ grande alla seconda. Dopo dodici ore di freddo seduta ad aspettare aiuto e’ stata soccorsa dai vigili del fuoco. Di Brandon e Connor non c’e’ stata piu’ traccia. Li hanno trovati giovedi a trenta metri di distanza l’uno dall’altro alla fine di una strada senza uscita dove l’acqua li ha lasciati.
                                                              Victor J. Blue, Bloomberg / Getty Images
Poco alla volta si sta’ cercando di tornare alla no
rmalita’ senza corrente, acqua calda e con la benzina che scarseggia poiche’ nessuno viene rifornito dalle cisterne.
Non parlo di me e di casa mia, benzina a parte, ma di migliaia di altri concittadini che non sono stati cosi fortunati. Purtroppo conosco persone la cui casa e’ stata colpita dall’albero caduto dal marciapiede di fronte, qualcuno ha avuto la casa allagata dalla cantina fino al primo piano, qualcun’altro solo bloccato in casa con i piedi nel fango. 110 case sono bruciate a Breezy Point non molto lontano da casa nostra.
Le ruspe stanno lavorando incessantemente da giorni per spostare tutta la sabbia accumulata in poche ore. I tecnici delle varie compagnie elettriche tagliano alberi e riparano cavi dell’alta tensione a turni  senza sosta. Chi cerca di pulire fuori casa con la scopa e la paletta come puo’. Vicini di casa che danno una mano come possono, soprattutto a sud di Manhattan dove la corrente e' arrivata da poco dopo cinque giorni di buio completo, dove ci sono persone anziane che non possono scendere e risalire 20, 30 piani a piedi. Vicini che salgono e scendono con pacchi di bottigliette d’acqua, cinque, sei volte al giorno. Quartieri dove comincia a scarseggiare il pane e la carta igienica e dove non c’e’ riscaldamento.
Breezy Point - Queens                                            Spencer Platt, Getty Images

I danni si ripercuoteranno per mesi se non per anni. Alcuni avevano appena finito di riparare quello che era stato causato dallo scorso uragano.
Prima di arrivare qui Sandy si e’ abbattuto sui caraibi aggiungendo distruzione su distruzione. Purtroppo nonostante i nostri sforzi certi disastri non possiamo fermarli, solo cercare di prevenire piu’ danni e perdite di vite possibile, e speriamo che si sia imparato qualcosa per migliorare la preparazione per una prossima volta.

Intanto, secondo il servizio metereologico, per mercoledi prossimo c’e’ in arrivo altro freddo ed altra acqua e forse neve.

Cbs Before and After Sandy

venerdì 26 ottobre 2012

La viabilita'


Credit: freedigitalphotos
La circolazione della auto come in tutte le grandi citta’ e’ un problema. Soprattutto se le vie di percorrenza non sono state studiate per sostenere un traffico di mezzi sempre piu’ numerosi. Io, nata e cresciuta vicino a una citta’ di stampo medievale con vicoli, viette, viuzze non ho grossi problemi ad andare in giro in auto. Loro, i locali, si. Hanno un’altra idea del guidare che va dalla passeggiata al mi faccio i cavoli miei nell’abitacolo tipo telefonare, mangiare, prendere appuntamenti, truccarsi, leggere il giornale e soprattutto mandare messaggi. Be’ esattamente come sul treno.
La legge dello stato di New York dice che se risiedi qui per 30 giorni o piu’ non puoi guidare con la tua patente di un’altro stato o di un’altro paese. Cosi dopo aver fatto la passeggera per circa un’anno ho (ri)fatto la patente. Il libretto da studiare di per se’ fa paura. Non ci sono esempi di situazioni che uno student driver puo’ cercare di risolvere e capire cosa fare una volta che si trova dietro al volante. Ci sono pero’ pagine e pagine sulla pericolosita’ del bere prima di guidare (Don't drink and drive). Va anche bene ma insegnare a come guidare in autostrada no? Ti ritrovi sempre quello che va a 40 all’ora sulla corsia del sorpasso pensando che una corsia vale l’altra. Garantito che poi se ci sono dei lavori sulla strada il tutto si paralizza. No, non per i lavori “sulla strada” perche’ restringono le corsie dovuto ai lavori in corso e loro si impietriscono per la strada piu’ stretta del solito. Di solito hanno a disposizione parcheggi a mo’ di piazza d’armi e corsie dove ci si potrebbe muovere con la macchina girata di fianco. Appena c’e’ un ostacolo non passano tra due macchine parcheggiate neanche se ci passasse un Tir.

La viabilita’ in generale non e’ messa male a parte i guidatori pero’c’e’ sempre di mezzo qualche geniale idea del nostro sindaco che ha ridotto tutte le strade da due corsie in una, mettendo piste ciclabili ovunque. Le bici le puoi contare sulle dita di una mano ma lui vuole fare l’ecologico impedendo a quanta piu’ gente possibile di entrare in citta’ con le auto. Peccato che se devi andare in due posti diversi che so, da Brooklyn a Manhattan e nel Queens ci metti solo 4 o 5 ore solo per pulmann e metropolitana e attese varie. Ma lui imperterrito infila parchimetri dappertutto che costano una cifra e ci puoi rimanere solo 15 minuti massimo un’ora. Anche i mezzi non costano poco e aumentano in continuazione.
Le auto sono enormi, manco dovessero tutti scaricare sacchi e sacchi di cemento. Poi ci sono quelle piccole che noi chiamiamo berline che sembrano pulci in confronto. Quelle grandi sono difficili da parcheggiare e da gestire per alcuni e vanno a passo di lumaca tanto per essere sicuri. Quando li hai davanti non vedo un tubo.
Cosi ci siamo ridotti a viaggiare sempre con il GPS a portata di mano in caso di intrappolamento da lavori in corso, incidenti, lumache, tartarughe e  imprevisti della strada.
 

sabato 20 ottobre 2012

La patata bollente

Un’argomento che qui pare essere sempre all’ordine del giorno e’ se sei “straight” o no. Dove“straight” vuol dire letteralmente dritto ma che nell’uso comune vuol dire che una persona e’ normale, convenzionale, che non fa uso di droghe o eterosessuale.
Quest’ultima e’ l’argomento che ogni giorno salta fuori da qualche parte.
Dal primo gennaio di quest’anno nello Stato di New York coppie omosessuali si possono sposare, con rito civile o religioso (non cattolico). L’andare contro a questi matrimoni a me sembra una cosa cosi arcaica che mi viene da ridere. Da che mondo e mondo esistono le persone gay.
La parola gay
non e’nata con il significato di omosessuale. In Provenza in lingua d’Oc ga
Í
voleva dire gaio, allegro, che da’ gioia come "lo gai saber", "la gaia scienza", che, per i compositori ed esecutori di poesia lirica in lingua d’oc, è la scienza d'Amore, che poi attraverso il francese passò in inglese come gay. In questa lingua la parola acquisì nel Settecento il senso di "dissoluto", "anticonformista". Il significato peggiorò ancora nell'Ottocento, fino a voler dire "lussurioso", "depravato". Ecco perché, nell'Inghilterra dell'Ottocento, una gay woman era "una donnina allegra" cioè una prostituta, mentre una gay house (letteralmente "casa allegra") era un bordello. La connotazione omosessuale della parola, in questa fase, non era ancora presente. E’ arrivata ad essere collegata all'omosessualità solo nell'inglese parlato negli USA, prima del 1920, anno dal quale iniziano a moltiplicarsi le attestazioni dell'uso del termine gay col significato di omosessuale, nel gergo della sottocultura statunitense, in cui oggi viene usato anche il sinonimo faggot o fag, considerato però con un'accezione molto volgare. Al momento era riferito ai soli uomini, e non senza un beffardo parallelo con la gay woman.
Negli anni trenta il termine "gay" era già compreso dalla massa in America col senso di "omosessuale": lo rivela un film del 1938, Susanna, nel quale l'attore Cary Grant è sorpreso, per un malinteso comico, in vesti femminili. A chi gli chiede il perché, risponde stizzito: "Because I just went gay all of a sudden!", "Perché sono appena diventato gay tutto d'un tratto!".
Con la nascita negli USA del nuovo movimento di liberazione omosessuale l'uso “ufficiale“ di questo termine come lo sentiamo oggi avvenne nel 1969.
I nuovi militanti rifiutarono i termini usati fin lì, come omosessuale e soprattutto omofilo. Non volendo più essere definiti con le parole usate dagli eterosessuali, spesso ingiuriose, la comunità omosessuale scelse di auto-definirsi (come già avevano fatto i neri, che avevano rifiutato nigger preferendogli black) usando un termine del loro stesso gergo, cioè appunto gay. Era nato il Gay Liberation Front (GLF).

 
Phyllis Siegel, 76 anni, a destra, bacia sua moglie Connie Kopelov, 84, dopo essersi scambiate la promessa di matrimonio
all' Ufficio del
Manhattan City Clerk.
Credit: Michael Appleton-Pool/Getty Images
Lo sposarsi quindi arriva dopo una lunga serie di battaglie legali a suon di manifestazioni e di proteste politiche e di piazza.
40 anni fa, o giu’ di li non avrei potuto sposare mio marito. Le coppie miste erano considerate “non naturali”, “sbagliate” e “contro il volere divino”. L’idea era che, se Dio ci aveva creati con colori diversi allora per forza dovevamo rimanere diversi. Io credo che avesse altro in mente quando penso’ a creare l’uomo e la donna.
Oggi usano la stessa stupida scusa. Si attaccano a quello che Dio ha detto e Dio ha fatto.
Be’ Dio ha anche detto “non desiderare la donna d’altri” ma lo fanno lo stesso, ha detto “rispetta il padre e la madre” e poi li ammazzano per ottenerne l’eredita’.
Mi sono detta, se esiste quello che chiamo terzo genere sessuale e’ perche’ anche questo era nei piani di Dio, o no? Oppure andiamo a disturbare l’Onnipotente solo quando ci fa comodo?
In questi ultimi mesi ne ho visti tanti di matrimoni tra due uomini e tra due donne. Foto pubblicate su Internet, giornali, articoli vari. Cerimonie “normali” con amici, parenti e torta nuziale. Sono fermamente convinta che alcuni di questi dureranno in media piu’ di quelli etero. Quelli tra un uomo e una donna, che finita la festa dopo due o tre anni ognuno se ne va per la propria strada oppure rimangono insieme per i figli con amante di scorta. Non come quella coppia di signore ultraottantenni, che adesso vivono in una casa di riposo in California. “Siamo insieme da quasi sessant’anni” dice una delle due, “ai nostri tempi non potevi andare in giro a dirlo, abbiamo vissuto il nostro rapporto in segreto e la gente credeva fossimo coinquiline che dividevano le spese di casa”.
Si preoccupano per i bambini delle coppie gay, non di quelle con un padre che picchia la madre, la madre drogata o in galera, il patrigno pedofilo e quant’altro. Sono i gay che rovinano la societa’ o e’ meglio dire chi e’ senza peccato scagli la prima pietra? Forse, e dico forse, e’ ora di smetterla di fare i moralisti e gli ipocriti con le vite degli altri.


sabato 13 ottobre 2012

Elezioni e politica



Da quando sono finite le Olimpiadi hanno cominciato a martellarci con le Elezioni presidenziali. Qualcuno potra’ dire, “be’ ma sono LE elezioni del Presidente” si ma, non si impara molto da quello che dicono. Gossip e nient’altro. Lui ha detto cosi, l’altro ha detto cosa’ e via  come degli uomini di un tempo a giocare a carte all’osteria.
Poco ma sicuro che quattro anni di Repubbblicani al governo non ce li voglio.
Il GOP (gi-o- pi), cosi viene chiamato il candidato alla presidenza della parte repubblicana, s’e’ trovato il belloccio di turno come candidato alla vicepresidenza e si fa fotografare anche a lavorare sodo con i pesi da palestra, come se bastasse a governare.

Il primo Presidente repubblicano fu Abrahm Lincoln. Dopo la guerra civile i primi repubblicani furono percepiti come il partito che aveva vinto la guerra. Quelli invece che erano fermamente legati al Governo Federale furono ironicamanete soprannominati Gallant Old Party ( Il Vecchio Glorioso Partito). Presto divenne Grand Old Party (Grande Vecchio Partito) e abbreviato come GOP. Cosi i Repubblicani di oggi sono i discendenti dei Federati che avrebbero voluto il Sud diviso dal Nord e che volevano tenersi i “loro” schiavi. Non hanno nessun interesse nel benessere comune ma solo del benessere delle loro tasche a qualsiasi costo.
Ho sentito dire al candidato del GOP tante di quelle castronerie che ancora non so come c’e’ gente che voglia votarlo. Tanto per dirne una, secondo lui, quelli senza lavoro che chiedono aiuto sono parassiti, ha avuto poi da dire su insegnanti, donne, aborto e via dicendo. Ha inviperito meta’ America con scemenze che un candidato alla Casa Bianca non dovrebbe nemmeno pensare, non solo dire. Ultima ha ammesso che Obama non ha aumentato le tasse. Cosi non si capisce se parteggia per se stesso oppure fa campagna per il suo avversario. 10 dei suoi 24 consiglieri sono gli stessi che aveva Bush. Ha gia’minacciato tutti quelli che poteva nel medio-oriente. Se lo eleggono poco ma sicuro che siamo in mezzo a un’altro caos. Intanto qui una persona su sei non mangia e siamo in 300 milioni. Non c’e’bisogno di fare i conti per vedere quant’e’ alta la percentuale.
Adesso sta’ pensando di dare soldi e armi ai ribelli libanesi per stravolgere il governo attuale, cosi poi metteranno qualcuno che protegga i loro interessi come hanno fatto con Haiti.
Questo fino a quando gli servi, poi ti mollano li e cominciano a puntare il dito. Non vai piu’ bene, bisogna cambiare e via di nuovo altre guerre perse.
Un libro che denuncia ed espone tutti questi giochini e’ “Liberty And Giustice for some”, la frase sarebbe liberty and giustice for all, e’ parte del giuramento di fedelta’ alla bandiera.
Liberta’ e giustizia per tutti, il titolo del libro e’ invece liberta’ e giustizia per alcuni.
E’ una descrizione dettagliata di come manipolano tutti e tutti per arrivare dove vogliono e la maggior parte delle volte con l’appoggio di tutto il mondo occidentale.
Cosi adesso rabbrividisco a all’idea di
un altro "Bush" alla Casa Bianca.
Il primo dibattito non e’ andato bene secondo i sondaggi ha "vinto" Romney, ma non tutti hanno bevuto la storiella di quello che sa quello che sta facendo.
Non puoi rimediare a mesi di scemenze in un’ora. E non ho mai visto il Presidente cosi senza parole, che sia una tattica? Al secondo e terzo dibattito spero che lo sotterri con uno dei suoi discorsi fiume, quelli che non fanno una piega.

 “Non capisco perche’ l’America pensa sempre di dover andare in giro per il mondo a forzare gente con le armi ad accettare il nostro modo di governare. Quando hai qualcosa che e’ veramente buono non devi imporlo alla gente. Lo rubano.
                                                                                                                                                         Dick Gregory
                                                                                                                                  (Comico e attivista politico)