Photo by BarbaraCarraroJules
Sono passati 11 anni da quella tragica mattina. Qui, piu’ che in ogni altro posto , si sente nell’aria un senso di tristezza, di rabbia, di rassegnazione. E’ successo qui.
Tutti stanno guarendo dalla ferita ma non dimenticano e non vogliono dimenticare. Il tempo sta’ facendo da medicina.
Tutti ricordano dov’erano in quel momento. Quello che
ricordano piu’ di tutto e’ l’odore acre del dopo, il fumo che ha invaso
Manhattan per settimane. Mio marito ricorda che persino giu’ a Brooklyn arrivo’
quel fetore denso e insopportabile.
Ieri notte, come da dieci anni a questa parte, ci siamo
riuniti con le moto di fronte alla concessionaria della Harley Davidson. Alle
ventitre’ in punto siamo scesi giu’ fino a quello che poco tempo fa chiamavano
Ground Zero e che adesso, a poco a poco, cominciano a chiamare il nuovo World
Trade Center. Il gruppo era di circa 800 moto di tutte le marche con
motociclisti di tutte le eta’. Qualcuno ha vissuto sulla pelle l’esperienza di
quell’undici settembre, lo stesso qualcuno che adesso ci lavora per
ricostruirlo.Arrivati in West Broadway, dove abbiamo parcheggiato, ci siamo recati nella parte ovest dove partono i treni per il New Jersey. Abbiamo deposto una corona e recitato qualche preghiera.
Il direttore del nostro club, Joe, prima di tornare ognuno nella propria casa, ha recitato un passaggio della Bibbia che raccoglie il sentimento piu’ comune oggi:
(1) Giustificati dunque per fede, abbiamo fatto pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, (2) mediante il quale abbiamo anche avuto, per fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio; (3) non solo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l'afflizione produce pazienza, (4) la pazienza esperienza, e l'esperienza speranza. (5) Ora la speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato.
(Romani
5:1)
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